Per iniziare al meglio a parlare di queste meravigliose carte e per non dire sempre le solite cose, vorrei oltre che a spiegare la lama, farvi notare anche l'iconografia e per fare questo posterò ogni volta l'immagine. Dovete sapere che se conoscete bene la lama graficamente vi viene meglio anche l'interpretazione.


Ba_gattoIL BAGATTO 
(Questo è il mio gatto : BA_GATTO)
 

il-bagatto
Così se prendiamo "il Bagatto" n. 1 degli arcani maggiori, dobbiamo notare che il blu appare nella stessa proporzione del rosso ed è maggiore del verde e del giallo; si osservi anche che l'asse del tavolo è di un marrone rosato. Pertanto dalle proporzioni date al colore si nota che il Bagatto (chiamato anche Mago o Battiloro) è simbolo di una segreta oscurità con i propri codici che non comunica a nessuno, per evitare le influenze altrui specialmente quelle dannose. E' anche simbolo di vitalità fisica poichè per essere il primo di tutti "il Mago" deve generare confidenza e sicurrezza, tolleranza ed onestà di giudizio.


 
Nel gioco dei tarocchi lo precede la carta del Matto dalla quale a volte riesce a ricevere i suoi influssi ma anche manifesta e sostiene le proprie differenze. In questo modo come il Matto (vedremo più in là) è considerato un viandante che cammina senza meta, che fugge dalle convenzioni, che non prende precauzioni nè responsabilità e che dà fiducia a chiunque, al contrario il Bagatto è il prototipo della meditazione e della razionalità. Non è possibile coglierlo impreparato dato che conosce in anticipo gli eventi che gli accadranno, così come l'aspetto di coloro che incontra lungo il cammino. Continuiamo a guardare la lama, vediamo un uomo giovane in piedi che ha davanti a sè un tavolinetto sul quali sono posti gli strumenti del ciabattino. In mazzi più raffinati come quello di Oswald Wirth, figurano sul tavolo i quattro semi delle carte napoletane, sparzi alla rinfusa. Già sappiamo che sono un richiamo ai 4 elementi (terra fuoco, aria e acqua). Il giovane tiene nella mano sinistra una bacchetta che alza verso il cielo e che a destra impugna una spada che volge verso terra (solo in alcuni mazzi). Questi strumenti gli offrono il nome di Mago, che con la bacchetta chiama in aiuto le forse del cielo sapendo (con la spada rivolta a terra) che ha a che fare anche con le forse del male. Sulla sua testa un cappello con il simbolo dell'infinito (un otto rovesciato) ciò ad indicare la tensione verso l'infinito sempre in cammino per svelare le incognite del destino. Sappiamo quindi che abbiamo a che fare con una persona in cammino. Però gli elementi sul tavolo del Bagatto sono ancora in confusione e questi semi sono anche da collegarsi ai 4 verbi della magia : Sapere (Coppe), Osare (Spade), Volere (Bastoni), Tacere (Denari). a questa carta si ricollega anche la lettera ebraica "Alef" che potete vedere più sopra raffigurata.
La grande forza espressa da questo arcano può richiamare il segno dell'ariete: primo segno dello zodiaco e primo segno di fuoco. Un fuoco che, in quanto primigenio, è spesso incontrollato, eccessivo che come può creare può anche distruggere. Alcuni autori la collegano invece al segno del leone. Per quanto riguarda i riferimenti dei pianeti, qui troviamo Mercurio, che pone l'accento sulle capacità intellettive e sulla generale abilità del personaggio raffigurato. Il che, in effetti funziona anche con riferimento alle carateristiche che assume la carta al negativo (sono i difetti di Mercurio. Altri ancora la legano alla stella del Sole.
 
Che dire, adesso ci si aspetta di sapere la carta al diritto e al rovescio cosa significa ma io, che sono una cartomante seria non svelerò queste notizie se prima non avremo imparato a guardare queste meravigliose carte e apprendere appunti su di loro. Ognuno farà proprie le carte a seconda delle emozioni che trasmettono.

la_papessa



Avete a portata di mano la Papessa? prima di iniziare a spiegarla vorrei che la guardaste bene. E' una bella donna, ha in mano un libro ed è seduta su (sembra) un trono. Dietro di lei un velo. Non è più giovanissima. Ora possiamo incominciare:

la Papessa o Sacerdotessa è segnata con il numero II (due). occupa la seconda posizione nel primo ternario e nel primo settenario degli Arcani Maggiori dei Tarocchi ponendosi così in relazione attiva con quella che la precede e passiva con quella che la segue. E' seduta su un trono che rimane coperto e nascosto dalle ampie pieghe delle sue grandi vesti. Il contrasto di colori nella figura dei Tarocchi classici, fra cui spicca il rosso della tunica e il blu della cappa, indica la complessità e la ricchezza che una carta tanto enigmatica racchiude in sè. Dunque la grande forza simbolica di questa carta sta nel libro che la Papessa tiene tra le mani, appoggiato in grembo; il suo viso mite sembra indicare che sta meditando su quanto legge. Il libro è semiaperto. Molte sono le sue interpretazioni: Torah (libro ebraico della Legge); in alcuni casi nella copertina troviamo raffigurato il simbolo del Tao; sfogliato dalla Papessa contine proverbi ancestrali e tutte le leggi con le quali si giudicherà il Mondo; per questo è detto il "Libro dei Libri" ed anche il Dies Ire (il giorno dell'ira). Tuttavia alcuni alchimisti orientali sostenevano che il libro della sacerdotessa racchiudesse nelle sue pagine tutta la sapienza della dottrina tantrica della liberazione secondo cui possono spezzarsi in maniera graduale i legami che uniscono l'anima al corpo, il soffio all'essenza, ed è in ciò che consiste la liberazione. In ogni caso il titolo del libro, secondo gli adepti del tantrismo sarebbe "Trattato del fiore d'oro". Da tutto questo già si può arguire come si tratti di una figura in possesso della Conoscenza, della Verità e della Saggezza (saggezza che va conquistata, verità che va svelata.

In alcune rappresentazioni troviamo die colonne alle quali è appeso un velo. Le colonne possono essere una bianca e una nera, oppure una rossa ed una blu (rappresentano due universi, quello maschile e quello femminile che reggono l'Universo manifesto). Il velo in alcune rappresentazioni è sormontato da una Tiara e da questo il nome "Papessa" e le conferisce ancora più mistero. Il velo che le cade sulle spalle evocherebbe la dea egizia ISIS, dea della fecondità e fertilità tipiche della natura. Sembra che insegnò alle popolazioni cannibali del tempo a conoscere un cibo diverso come la frutta, la verdura e quasi per incanto le persone incominciarono a cibarsi e a coltivare i prodotti della terra. E' quindi una carta molto forte, ricca di forza esoterica. secondo la tradizione la dea Isis si copriva di veli e quando si spogliava la terra si copriva di luminosità e splendore.

In alcune rappresentazioni la Papessa tiene in mano delle chiavi che vogliono significare appunto le chiavi per la Conoscenza e la Saggezza.

 l_imperatriceE' questa la terza figura degli "Arcani Maggiori" dei Tarocchi ed è contrassegnata dal numeero romano III. Con l'Imperatrice si chiude e si completa il primo Ternario: per questo conviene considerare il suo significato immediato in relazione alle due figure che la precedono e che insieme a lei completano il primo ternario. Se l'arcano I (il Bagatto) rappresenta la possibilità che nell'unità sia racchiusa la molteplicità o che la diversità si completasse con l'unità, a sua volta l'arcano II (la Papessa) personifica la fusione dell'immanente con il trascendente o l'unione del reale con l'irreale: La figura numero III (l'Imperatrice) al contrario simboleggia la forza della creazione , la maternità, la fertilità che si contrappone al vuoto e alla sterilità; è una delle figure più cariche del simbolismo benefico, mistico e corporeo al tempo stesso. nella descrizione dell'Imperatrice è necessario insistere sia sulla varietà dei colori sia sulle peculiarità che le sono attribuite. L'azzurro è il colore che prevale in questa carta e simboleggia la placidità riflessiva che si apre alle impressioni e agli stimoli che provengono dall'esterno. In evidenza anche il rosso che significa passione, forza e vitalità; il giallo anch'esso di sostanziale importanza, costituisce, in chiave prospettica la tendenza al fasto, alla pomposità e al lusso. In questa carta c'è una donna che con una mano regge uno scettro e con l'altra afferra uno scudo raffigurante un'aquila (secondo alcuni una fenice). la parte superiore dello scettro è coronata da una boccia e da una croce che simbolizza l'elemento conosciuto dagli alchimisti chiamato antimonio. Secondo le dottrine ermetiche vi è relazione con la trasmutazione e l'ascensione dello spirito che tende a separarsi dalla materia. la donna cinge la testa con una corona che le copre la fronte e lascia scoperti i capelli che nei Tarocchi più tradizionali cadono sulla schiena sfiorandole le ali. Attorno al capo ha dodici stelle che gli studiosi vogliono dire essere i segni dello zodiaco. Con il piede schiaccia una luna non piena, come a sopprimere tutti i sentimenti negativi e a dominare le emozioni.


Le ali: questo è un attributo molto significativo per l'imperatrice dato che le ali simboleggiano la forza della subblimazione e l'idealizzazione, vale a dire il porsi al di sopra della miseria di questo mondo e allo stesso tempo il dirigersi verso cime che nessuno può scalare, nascoste da una luce risplendente. le ali sono il simbolo della necessità di purezza ma simboleggiano anche il potere della conoscenza e la forza che può ottenere il potere intellettuale. i libri sacri orientali affermano che "sapere e comprendere è come avere le ali" oppure "non c'è uccello più veloce dell'intelligenza". In prospettiva mitologica questa figura è associata alla Venere, dea della bellezza. Anche secondo gli studiosi dei tarocchi essa rappresenta in maniera migliore delle altre figure femminili dei Tarocchi, la bellezza, l'affetto, la femminilità l'affetto e la dolcezza.

 imperatore[1]L'IMPERATORE è la quarta carta dei Tarocchi (Arcani Maggiori). Con essa inizia il secondo ternario e nella sua descrizione emerge l'interazione tra il reale ed il simbolico. In questo senso la figura che stiamo esaminando è simbolo di potere poiché rappresenta un imperatore. E' anche simbolo di dominio dato che rappresenta l'ordine e la forza. In particolare è il simbolo della protezione poiché rappresenta la garanzia della legalità. Nei Tarocchi classici la figura dell'Imperatore rispecchia in buona misura la carta che lo precede - l'Imperatrice - della quale conserva, oltre al trono anche lo scettro e lo scudo. questo sottolinea la sottile proiezione e la unione che c'è tra le due figure. Risultano così, facendosi ancora più evidenti gli aspetti complementari delle due figure: da un lato l'imperatrice, che incarna la figura della madre e dall'altro la figura dell'Imperatore che simboleggia il padre. La similitudine che accomuna ambedue le figure fa si che si possa considerare come una dualità significativa rafforzando così il loro potere enigmatico, cabalistico, occulto, magico, ermetico. Lo scudo compare in tutte e due le figure tanto nell'Imperatrice quanto nell'Imperatore. L'Imperatore si presenta seduto ai bordi del trono con fierezza. E' un uomo maturo e siede su un trono dalla forma cubica tenendo le gambe incrociate. Nella mano destra tiene uno scettro sormontato da un globo che a sua volta è sormontato da una croce. ai piedi del trono vi è uno scudo raffigurante un'aquila. Il trono fatto di pietra cubica indica stabilità e forza ("tu sei Pietro e su questa pietra fonderai la mia Chiesa") : è pietra di fondazione. Il suo corpo è forte e voluminoso. Sul suo elmo spiccano alcuni segni ornamentali che, nei tarocchi tradizionali richiamano la simbologia dei quattro elementi essenziali: terra, acqua, aria e fuoco. In questa quarta figura dei Tarocchi il colore dominante è il rosso, simbolo di attività, di passione, di dominio e di vittoria. Da un punto di vista mitologico viene associato a Ercole, il più grande degli eroi dell'antichità classica, vincitore di tutte le battaglie, simbolo della forza e del trionfo. Fra tutte la lotta con "Cerbero" cane che custodiva le porte di entrata del mondo sotterraneo, per liberare Teseo - altro mitico eroe classico - da quel lugubre posto. La clava che ercole portava sempre con sè, costituisce certo un parallelismo con lo scettro che in questa quarta figura è ben saldo nelle mani dell'Imperatore. la lettera ebraica corrispondente è la lettera Daleth
E' la settima figura degli "Arcani Maggiori" dei Tarocchi ed è contrassegnata dal numero romano VII. Con il Carro inizia il terzo ternario e perciò il suo significato emblematico si accentua dal momento in cui aumenta il suo valore predittivo ed esoterico. Il suo significato immediato va interpretato in relazione alla figura che lo precede e che chiude il secondo ternario e cioè "gli Amanti". La carta del Carro racchiude un simbolismo ricco di forza passionale di movimento e di dinamismo poichè riceve le influenze benefiche della carta che lo precede. Alcuni autori identificano il giovane che appare come il principale protagonista della carta degli "Amanti" e che ha influenza diretta sulla carta del "Carro" immediatamente seguente, con il ragazzo che incita la coppia di cavalli al giogo del fastoso carro raffigurato in questa settima carta degli "Arcani Maggiori" dei Tarocchi. Poichè il personaggio seduto a cassetta e che governa le briglie dei cavalli è più vecchio del giovane della carta degli "Amanti", il significato essenziale della settima carta è il tempo che passa : "TEMPUS FUGIT", "vita brevis"....


IL PAPA - il_papa
E' la quinta carta degli Arcani Maggiori dei Tarocchi ed è contrassegnata dal numero V. Si colloca nella seconda posizione del secondo ternario e quinta del primo settenario. Nella sua descrizione si insiste sempre nella forma simbolica delle due colonne che si trovano dietro la figura primcipale. Ma in questa lama non c'è solo la figura del Papa, ma due altre figure sono disegnate come in atteggiamento di prostrazione davanti a lui per ricevere la benedizione. a volte questo quinto arcano è stato nominato come "Il Maestro degli Arcani".

Emblematicamente ciò che risalta da questa quinta lama sono le due colonne rappresentanti quelle del tempio di Salomone: la prima simboleggia la ragione e la legge, la seconda l'intuizione e il diritto. Secondo una interpretazione mitologica le colonne rappresentano il trono d'oro che il grande e divino Zeus ha nell'olimpo. Il rosso e il blu sono i colori dominanti di questa quinta carta degli Arcani maggiori dei Tarocchi e ciò signidica che esiste una superiorità manifesta del piano psichico rispetto a quello dei sensi, la comprensione e il trascendente. I due personaggi che ricevono la benedizione del Papa appaiono con la testa rasata e non se ne vede il volto , coperti di ampi ed adeguati mantelli uno prevalentemente giallo e uno prevalentemente rosso, sono il primo simbolo di ostentazione e prepotenza mentre il secondo di azione e vitalità fisica.









gli_amantiGLI AMANTI -
figura numero VI degli arcani maggiori dei tarocchi occupa la terza ed ultima posizione del secondo ternario. La versione classica raffigura Cupido che dall'alto prende di mira con il suo arco un uomo al centro affiancato da due donne che sembrano discutere animatamente. La freccia di cupido indica la direzione verso cui si trova il giovane, con ciò si vuole intedere che c'è una grossa responsabilità nel momento in cui si sceglie il proprio patner e non si devono prendere alla leggera sentimenti così profondi come come l'affetto e l'amore: dolore e amore sono come la freccia di una stessa medaglia, il cui valore non si misura con criteri materiali.

La ricchezza cromatica della figura degli amanti spicca fra le altre carte dei tarocchi. Il vario colore dell'aura che circonda Cupido - che si trova al centro stesso di una idilliaca luce solare che emette e diffonde per ogni dove i suoi raggi rossi, gialli e blu - così come le frande della tunica dell'uomo, sono un simbolo del contrasto, dell'ambivalenza, dello sconcerto e dell'insicurezza al momento di prendere una decisione di grande importanza.

Anche la freccia con cui Cupido carica il suo arco indica la convenienza di fortificare la nostra conoscenza con la vera sapienza per risolvere, così, i nostri affari - soprattutto quelli che si presentano con un'inusitata gravità - e saper distinguere quale sia la corretta libertà d'agire, il giusto cammino e la risposta appropriata.

Da un punto di vista mitologico, la sesta figura degli "Arcani Maggiori" dei Tarocchi è frequentemente associata all'Eroe Ercole che, secondo la leggenda classica, dovette scegliere tra la virtù e il viszio, il bene ed il male, la luce e l'ombra.

Tutto ciò comporta incertezza e pone in una difficle posizione, in un crocevia dove le circostanze della vita portano ad erigersi a protagonisti di storie sgradevoli e indesiderate.


carro2Guardando la carta del CARRO  ciò che richiama in primo luogo l'attenzione sorprendendo qualsiasi osservatore è che le spalle del personaggio principale appaiono sagomate con profili di volti umani. Un simile inserto figurativo, in principio scioccante si può interpretare in diversi modi. In primo luogo indica che è possibile superare le contraddizioni che colgono all'improvviso tutti gli uomini nei momenti chiave della loro vita. Debolezza d'animo, personalità spenta, carattere fragile, meschinità nei sentimenti... tutto è suscettibile di trasformazsione e di cambiamento; basta accettarlo come viene e non cessare mai di perseguirlo. In questo senso la carta del "Carro" acquista connotazioni psicologiche e animiche che mostrano l'esistenza di blocchi volontari negli uomini, che compaiono a volte quando sono solo all'inizio, altre volte dopo avere compiuto grandi sforzi, sempre in situazioni limite, in momenti di estremo disagio, quando tutto sembra perduto. Si tratta, in definitiva di valorizzare meglio se stessi, di far emergere la forza di volontà che ognuno di noi ha nell'io più profondo. La figura del Carro è correlata al mitico simbolo dell'Araba Fenice, il favoloso animale dalle piume rosse dorate che, a detta dei sacerdoti dell'antico egitto poteva eguagliare l'aquila quanto a prestanza e maestosità. Secondo la leggenda l'Araba fenice quando sente che la morte è vicina, costruisce un nido con resine, erbe aromatiche e sisimbrio secco. Vi entra e rimane immobile fino a che il fuoco procurato dai raggi del sole trasforma l'uccello e il suo nido in brace. quando tutto sembra finito e rimane solo un mucchio di cenere, da quei resti nasce una giovane e nuova Fenice che spicca il volo verso l'altare del sole circondata da uno stormo di uccelli di tutte le specie, portando le ceneri del suo progenitore, immolatosi per generare una nuova vita. L'Araba Fenice vede la luce ogni 500 anni e la sua presenza è chiaramente di buon augurio.

I colori: nella figura classica il giallo, il rosso e il blu sono presenti in egual misura. Gli abiti del personaggio principale contrastano con il cinturone giallo. Delle quattro colonne sopra le quali poggia il tetto del carro, una specie di drappo con un baldacchino di colore marrone rosato sul davanti simboleggiante l'elemento acqua, due sono rosse e due sono blu. Anche i cavalli che tirano il carro sono di diverso colore, uno è rosso e l'altro è bianco. questo contrasto di colori simboleggia l'angoscia interiore a cui si sente sottoposto tutto il genere umano, causata dalle contraddizioni della sua natura controversa in cui confluiscono un aspetto psichico (anima e spirito) ed uno somatico (corpo e materia). E' anche simbolo di contingenza e unificazione, di difficoltà; messaggero di circostanze senza le quali non sarebbero possibili le trasformazioni ed i cambiamenti che ogni processo porta con sè. Alcuni studiosi degli Arcani maggiori hanno insistito nel fatto che il veicolo che appare nella figura del Carro sia trainato da cavalli, ciò indicherebbe che la settima carta ha in sè un simbolismo latente relativo alla vittoria ed al trionfo, ai benefici ottenuti ed alla meta raggiunta.
Un altro aspetto di questa carta che alcune scuole seguaci delle dottrine ermetiche ritengono essenziali, è quello che riguarda le lettere S.M che appaiono tra i due cavalli e che fanno riferimento agli elementi essenziali "Sulphur" (Zolfo) e "Mercurius" (Mercurio) utilizzati dagli alchimisti nelle loro misteriose miscele per ottenere le formule occulte.

la_giustiziaLA GIUSTIZIA -Quando esce questa carta sono sempre felice perchè in sè ha un "sacco" di buoni significati. E' come qualcuno che ti porge un bicchiere d'acqua quando hai sete, un riparo dal sole o dalla pioggia quando hai troppo caldo o hai paura di bagnarti. E' il numero 8, un numero formato da due cerchi sovrapposti due cose perfette che simboleggiano che tutto è in ordine sia in cielo che in terra. E' il doppio di quattro, due quadrati che indicano stabilità nel mondo materiale e spirituale. La donna seduta sul trono guarda diritto avanti a sè (tarocchi di Marsiglia); ci invita a guardare dentro di noi, il suo sguardo incontra il nostro e ci spinge a una valutazione sincera: siamo sinceri con noi stessi?
La giustizia è seduta sul trono come in atteggiamento di passività, porta tuttavia una collana d'oro a torciglione che forma con il sottile collare una mezzaluna tagliata in due da un tratto verticale; la natura separatrice passiva del Due ha assunto qui un carattere solare: sotto il collo la luna è rossa e indica l'azione. Impugna una spada, una lama a doppio taglio e indica la capacità di distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto. Normalmente in altri tarocchi questa donna tiene in mano solo la bilancia. Ma la spada è anche rivolta verso il cielo per captare le forze celesti oltre ad essere un simbolo di minaccia e punizione.
Contrassegnata dal numero 8, con lei comincia il secondo settenario. Per questo il suo simbolismo è il più equilibrato e universale fra quelli che compongono le illustrazioni dei tarocchi. I suoi significati principali sono correlati all'equilibrio, all'imparzialità e all'oggettività. Con i tre colori più carichi di significato (giallo, rosso e blu) si configura come una carta a grande forza predittiva. Secondo la mitologia classica la figura della "Giustizia" è associata alla divinità Temi, figlia del Cielo e della terra, così come descritto anche dai più grandi cantori. Temi impugnava in una mano la spada e nell'altra la bilancia ciò a indicare che la giustizai non si può imporre senza l'aiuto della forza; inoltre talvolta gli occhi della dea della giustizia appaiono coperti da una benda. Questo particolare aumenta il senso di equità della Legge e della Giustizia eliminando le eventuali distinzioni tra le categorie delle persone o fra ranghi sociali: l'imparzialità è l'assunto imprescindibile della Giustizia



 





l'eremita è la carta numero 9

Il Sentiero dell’Eremita è un cammino lento e difficile su aride e rocciose montagne.
Qui si deve procedere con grande attenzione e prudenza, appoggiando un piede alla volta, solo quando l’altro è stabile e fermo, talvolta aiutandosi con il bastone, per non scivolare sull’infido ghiaccio.
Il camminare sulle montagne richiede anche attenzione ai passi e al respiro, entrambi metodici e ritmati, misurati e scelti grazie all’esperienza personale.
La meditazione è l’unica possibilità di progresso nei lunghi tratti in cui il Sentiero è solitario e silenzioso.
L’Eremita spesso torna indietro sul Sentiero e ripercorre i suoi passi cercando le poco visibili impronte sul suolo roccioso; il suo pensiero analizza il tempo trascorso, la sua coscienza osserva gli errori fatti inevitabilmente nel percorso, ciò che ha appreso e ciò che ha perduto.
Soltanto così comprende realmente quando il suo atteggiamento prudente lo ha salvato e quando gli ha fatto perdere un’occasione di vita e quindi di esperienza.
Quando può, si concede un’altra possibilità, alla ricerca del tempo perduto, con la lanterna che illumina appena il Sentiero della profonda coscienza.
La ricerca interiore è lo scopo della lenta camminata sul Sentiero, dove tornare indietro è spesso necessario, dove la già lunga strada si allunga ancora e appare interminabile, dove lo sguardo è rivolto sempre al passato, dove non è importante arrivare, ma procedere costantemente, dove talvolta anche andare indietro in solitudine può voler dire avvicinarsi a se stessi.
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